Champions League, la rivincita di Calhanoglu, alla conquista della 'sua' Istanbul
Nato in Germania ma totalmente identificato con la Turchia, il centrocampista dell'Inter ha guadagnato la sua prima finale di Champions contro la sua ex squadra, e punta a sorprendere ancora nella culla della cultura della sua famiglia
È stato beccato più di tutti l'anno scorso durante le celebrazioni del Milan campione d'Italia 2021-22. Eppure Hakan Calhanoglu è rimasto al suo posto. Nonostante Zlatan Ibrahimovic lo avesse preso in giro nella festa di un anno fa dicendo in pubblico: "Mandate un messaggio ad Hakan. Non vi sento. Mandate un messaggio ad Hakan", l'attuale giocatore nerazzurro non ha reagito d'impulso. Anzi. È stato zitto e ha lavorato per trovare una rivincita importante dopo esattamente dodici mesi.
Nato sulle sponde del Reno ma di sangue e anima turca, il centrocampista dell'Inter è il grande vincitore di questa doppia semifinale contro la sua ex squadra. Un'eliminatoria nella quale ha profuso tutto il suo impegno sia in vesti di regista sia da mezzala sinistra. E se all'andata il palo colpito sullo 0-2 ha attutito la sua gioia, la qualificazione ottenuta ieri sera gli ha permesso di sfogare tutta la sua rabbia repressa.
Ovunque
Il suo ruolo nella stagione attuale della squadra di Simone Inzaghi è stato centrale. Sesto giocatore di movimento a livello di minutaggio, l'ex milanista si è rivelato fondamentale nel momento in cui il perno della mediana Marcelo Brozovic aveva dovuto gettare la spugna per problemi fisici. Ingaggiato come interno sinistro, il 29enne turco è stato perfettamente riciclato nel complicatissimo ruolo di sentinella in mezzo al campo, dimostrando di essere capace di indossare anche i panni del metronomo.
Autore di un solo ma pesantissimo gol nell'attuale stagione di Champions, ossia quello che valse la vittoria per 1-0 sul Barcellona nella fase a gironi, Calhanoglu è stato sia fionda sia balestra in un'Inter che in Europa ha trovato un terreno più fertile che in Italia. Incaricato di ispirare la manovra e fornire assist, come quello su corner a Edin Dzeko nel gol che sbloccava il risultato all'andata, il turco ha interpretato ottimamente questo ruolo, alternandolo con quello di tiratore dalla distanza, sua grande specialità.
E nel derby di ritorno il suo contributo è stato fondamentale sia da regista prima dell'uscita di Henrikh Mkhitaryan sia quando, una volta entrato Brozo per l'armeno, ha ripreso la sua zolla da mezzala, facendosi trovare sempre presente e solerte, sia in fase difensiva sia al momento di attaccare.
Verso Istanbul
Il suo nome non è il glorioso Fatih, che in turco significa conquistatore, bensì uno forse ancora più importante. Hakan, infatti, vuol dire imperatore. Un significato ideale per chi, nonostante sia nato in Germania, ha sempre sentito sua la terra turca, della quale Istanbul è la gemma assoluta. Adesso che si è guadagnato la prima finale di Champions della sua carriera, e per di più in quella che è la Sublime Porta, Calhanoglu è adesso pronto per l'ultimo sforzo.
Uno sforzo impensabile, qualsiasi sia la rivale in finale. Uno sforzo però di chi non ha nulla da perdere e tantissimo da guadagnare. Per di più in uno scenario nel quale si sentirà motivatissimo. Da nostalgico figlio di emigrati, l'ottomano venuto al mondo lontano dal suo nido tornerà in quella che chiama patria per provare a fare la storia del calcio. In quella 'sua' Istanbul dove di storia, di altro tipo, altri imperatori hanno già scritto libri.



