Conference League, Fiorentina: la rivincita di Commisso, il presidente che voleva imparare
Il numero uno dei viola si gode la sua seconda finale stagionale nel giorno del suo quarto anniversario: "Abbiamo investito 400 milioni di euro, un ammontare enorme per una squadra che non ha ottenuto i risultati sperati. Il Viola Park è 60 acri, 13 campi, 10 edifici, lì abbiamo la squadra maschile, femminile e le giovanili insieme. Lì troveremo 400 persone ogni giorno".
"Datemi tempo, anche io voglio vincere qualcosa. Ma prima avrò bisogno di imparare". Il suo cinematografico accento calabro-americano ha attirato, sin da subito, su di lui l'ironia di chi, evidentemente, è sempre stato abituato a soffermarsi sulla forma.
Eppure non capita spesso che il presidente di una società di Serie A ammetta di aver bisogno di un po' di tempo per "imparare". Nulla di nuovo. Già da tempo, infatti, il concetto di umiltà viene confuso con quello di ingenuità.
"Ho scelto Firenze perchè volevo dare qualcosa in cambio al paese in cui sono nato, nel mondo del calcio, oltre a far felice mia moglie. Lei mi ha detto: 'Se ci andrai davvero, lo farai nel posto che piace anche a me'. Firenze è la città italiana più bella".
Quattro anni
Rocco Commisso non è cambiato, è rimasto quello del primo giorno e, oggi, quattro anni dopo aver rilevato la Fiorentina dalla famiglia Della Valle, si gode la sua rivincita.
"Siamo qui da quasi 4 anni ed abbiamo investito probabilmente 400 milioni di euro, un ammontare enorme per una squadra che non ha ottenuto i risultati sperati. Il Viola Park è 60 acri, 13 campi, 10 edifici, lì abbiamo la squadra maschile, femminile e le giovanili insieme. Lì troveremo 400 persone ogni giorno".
E già, il Viola Park. Un progetto che presento quando non erano ancora passati sei mesi dal suo insediamento. Un uomo abituato a chiudere in fretta i suoi affari e che per questa ragione non ha dubitato a definire "fallimento" il mancato accordo per lo stadio.
"Il primo anno abbiamo cominciato, il secondo anno è andato male, l’ultimo è stato bellissimo invece". E la verità è che quello in corso potrebbe essere ancora più bello: "Ringrazio tutti coloro che fanno parte della Fiorentina, anche i tifosi che sono sempre stati vicini alla squadra".
E, invece, secondo il sindaco di Firenze, Dario Nardella, è lui a dover essere ringraziato: "Può essere l'anno della sua consacrazione, arrivata anche rapidamente perché il suo è un percorso breve alla Fiorentina. La città lo deve ringraziare al pari della società e della squadra".
60 partite e due finali
"Sono fiducioso, i ragazzi sono in forma e motivati. Speriamo anche in un po’ di fortuna". Queste le sue parole poco prima di partire, assieme al resto della squadra, alla volta di Praga, dove la Fiorentina proverà a battere il West Ham succedendo alla Roma nell'albo d'oro della Conference League.
Si tratta della seconda finale stagionale per i viola, dopo la combattutissima sfida persa contro l'Inter nell'ultimo atto della Coppa Italia.
"Quest’anno abbiamo fatto 60 partite, non è mai successo nella storia della Fiorentina. Abbiamo fatto 6 punti in meno in campionato, ma siamo arrivati in due finali perciò abbiamo fatto bene".
La sua rivincita
Concetti semplici, come lui. Ma non perché non sia in grado di svilupparne altri ben più complessi. Laureato in ingegneria industriale alla Columbia University, il numero uno della Fiorentina ha anche ottenuto un Master in Economia nella stessa università.
Il tutto finanziato grazie alla borsa di studio che riuscì a ottenere grazie alla sua abilità con il pallone tra i piedi: "Oggi costerebbe 300 mila euro", assicura il self made man che all'Eden Arena potrebbe prendersi la sua rivincita.
Ma solo la prima, perché il bimbo partito da Marina di Gioiosa Jonica verso gli Stati Uniti ad appena 12 anni, oggi possiede una compagnia, Mediacom, che fattura quasi due miliardi all'anno e ne vale nove. Lui, però, punta a un sistema sostenibile.
"Noi non vogliamo fare la fine della Juventus, che ha iniziato i suoi problemi dopo aver comprato Ronaldo. La Fiorentina non adrà mai al fallimento. Non posso dire dove arriveremo, ognuno ha i suoi sogni. Come dico da tempo, anche all’amico Infantino, è un calcio malato. Servono più controlli sui bilanci".



