Haaland: "Non ho segnato? Non dimenticate che ho 22 anni, voi che facevate a 22 anni?"
Il vichingo del City commenta la vittoria della Champions: "Sapevamo che dovevamo essere mentalmente forti per affrontare la partita, magari non giocando la partita più bella, ma per vincerla. Perché questa è la cosa più importante”
Erling Haaland può festeggiare una stagione pazzesca nella sua prima al City: un treble con rimonta finale in campionato e la ciliegiona della Champions League. Per un attaccante che ha spazzato via ogni record con 52 gol stagionali in tutte le competizioni insieme a 9 assist (12 e 1 in Champions) può fare rumore che non vada in gol in finale, perché da lui ci si aspetta sempre quello. Così come può far rumore che con la partita di ieri è salita a cinque la striscia senza marcature.
Eppure il vichingo arrivato dal Borussia Dortmund in una corazzata come il City poteva fare la differenza in termini di bacheca per gli inglesi soltanto in un modo: vincendo la Champions League. E ci è riuscito. Non ha segnato, ma il suo movimento è stato utile alla squadra.
"Non dimenticate che ho 22 anni", ha detto Haaland a CBS Sport. "Pensate a quando tutti voi avevate 22 anni”. Come dargli torto.
L'importante era vincere, anche non giocando bene
L’attaccante commenta poi la partita: "La maggior parte della squadra ha imparato molto dalla finale di due anni fa, è una squadra molto più esperta e ne ha passate tante. Guardate la scorsa stagione, l'ultima partita in Premier League", ha detto Haaland.
"Si tratta di fare esperienza, capite? Lo sappiamo e lo sappiamo da febbraio. Sapevamo che l'Arsenal era in testa in Premier League e in Champions League sapevamo che avremmo incontrato il Bayern, che ha vinto molte volte la Champions League, e il Real Madrid, che ha vinto quasi sempre.
Sapevamo quindi che dovevamo essere mentalmente forti per affrontare la partita, magari non giocando la partita più bella, ma per vincerla. Perché questa è la cosa più importante”.
L’ha capito anche Guardiola. Per vincere a volte bisogna accettare anche di giocare male.



