Il destino di Conte e Nagelsmann, dal brusco addio a un futuro per ora indefinito
Uno è nostalgico del suo paese, l'altro ha visione troppo avveniristiche. In comune, una situazione incerta nel breve
Antonio Conte e Julian Nagelsmann sono come l'acqua e l'olio. Perché in comune hanno solamente la professione di allenatori. E nulla più. Il primo, infatti, è un uomo di calcio che viene dal fango dei campi sterrati della Puglia degli anni '80, periodo nel quale ha forgiato la sua essenza di guerriero da calciatore. Un'essenza poi trasposta anche in panchina, dalla quale emana tutta la sua energia combattiva per provare a contagiare i suoi dipendenti.
Il secondo, invece, da giocatore non è mai riuscito a venir fuori, anche per un grave infortunio che ne ha condizionato lo sviluppo. Rifugiatosi subito nello studio matto e disperatissimo riservato agli amanti della tattica, una nicchia da nerd, ha bruciato le tappe arrivando a essere tecnico della squadra più importante di Germania a soli 34 anni.
Allontanati rispettivamente da Tottenham e Bayern Monaco dopo una serie di risultati deludenti, i due condividono adesso anche un destino incerto, che li rende due allenatori molto appetibili nonostante un mercato adesso bloccato fino a fine stagione. Le loro strade, tuttavia, sono diverse, e non solo per una questione culturale e di formazione, quanto per il curriculum.
Se Conte è un allenatore che punta molto sulla preparazione fisica e sulla diligenza tattica, Nagelsmann è un esteta che sebbene non lasci troppo spazio al caso dal punto di vista dell'occupazione degli spazi ha maggiori aperture e ricerca spesso le sperimentazioni. L'italiano, saldamente ancorato alla difesa a tre da oltre dieci anni, ha ormai uno spartito classico che suona a menadito e non abbandona più. Da lì la differenza strutturale con il teutonico, uno capace di cambiare assetto tattico tre volte in un match e di scambiare i ruoli dei suoi calciatori come neanche Pep Guardiola.
In patria o lontano da essa
Se, però, Conte ha dimostrato di avere una forte nostalgia del Belpaese, Nagelsmann è invece con ogni probabilità destinato a espatriare. Un'altra forte differenza tra i due tecnici bruscamente epurati in questo periodo. Antonio ha sempre fatto capire di voler tornare in Italia, specialmente per una questione culturale, mentre Julian ormai in Germania ha toccato il punto più alto e difficilmente opterebbe per un club meno ambizioso. Per entrambi potrebbe aprirsi lo scenario del Paris Saint Germain, che con ogni probabilità a fine stagione allontanerà Christophe Galtier a causa dell'ennesimo mancato successo in Europa. Ma non solo.
Il tecnico salentino suona già come possibile rimpiazzo di Simone Inzaghi all'Inter, se non addirittura di Massimiliano Allegri alla Juventus. Mentre la prima opzione potrebbe essere piuttosto verosimile, visti i limiti del tecnico piacentino in campionato, competizione invece storicamente ben gestita da Conte, la seconda dipenderà molto dal futuro immediato del club torinese. La mancanza di una figura come quella di Andrea Agnelli, infatti, potrebbe aprire a un clamoroso rientro del figliol prodigo. Perché Conte è juventino dentro.
Nagelsmann, dal canto suo, potrebbe essere più tentato dalla Premier che dal Psg. Non solo per una questione economica quanto specialmente per la competitività. Se a Manchester, almeno per ora, la presenza di due guru come ten Hag e Guardiola chiudono ogni porta, chissà che a Liverpool non stiano pensando a lui come sostituto naturale di un Klopp che sembra aver fatto il suo tempo. Il Newcastle dei nuovi ricchi potrebbe essere un'altra opzione. Senza escludere lo stesso Tottenham, dove il tedesco prenderebbe il posto del salentino. Una successione che avrebbe a dir poco del clamoroso...



