Il Ministro dello Sport Abodi: "Gli oriundi sono un valore aggiunto, ma investiamo sui giovani"
La denuncia del politico: "Le nostre "primavere sono piene di stranieri e senza italiani". E sulla Juventus: "Le regole sono uguali per tutti"
"Gli oriundi sono un valore di carattere sportivo, ma non solo sportivo, che va accolto sempre con favore. Credo ancora nella possibilità di estrarre quello che c'è in Serie A, troppo spesso in panchina: le nostre Primavere sono insopportabilmente troppo piene di stranieri, non perché ci siano troppi stranieri ma perché non ci sono italiani. Non posso immaginare che questa scuola si sia improvvisamente esaurita. Ci vuole più coraggio e lungimiranza. Anche noi dobbiamo dare qualcosa di più magari con incentivi". Lo afferma il ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi ai microfoni di "La politica nel pallone" di Gr Parlamento, evento nel quale ha affrontato anche altri argomenti. "Lo ius soli sportivo? Di questo tema non abbiamo ancora parlato. Ne parleremo. Sarà mia cura una riflessione per dare una risposta a un tema rimasto sospeso. Non dobbiamo aver bisogno di un giocatore di origini italiane, come Retegui, per parlare di un tema che va affrontato", aggiunge il ministro, che ha poi parlato anche dei contro del decreto crescita. "Aprirò un dibattito con i diretti interessati: la Federazione e Lega di A e di B. Ritengo che sia stato tradito lo spirito della norma: ha reso troppo accessibile l'acquisto di giocatori stranieri, andando a intossicare il tema dei giocatori italiani. È diventato troppo conveniente andare a prendere i giocatori all'estero".
Per quanto riguarda, invece, il processo alla Juventus, Abodi ha dichiarato: "Qui si viene interpretati ogni volta, a seconda delle circostanze e delle squadre dovremmo stare tutti dalla stessa parte. Le regole sono uguali per tutti, non c’è una doppia morale e chi sbaglia paga".
Abodi ha inoltre detto la sua sulla partecipazione di Russia e Bielorussia alle Olimpiadi: "Ci sono atleti ucraini che purtroppo sono morti o sono al fronte e in posti dove non possono avere la garanzia di partecipare. Pensavamo di offrire uno spazio neutrale, ovvero senza bandiere e simboli, agli atleti russi e bielorussi ma quasi tutto lo sport russo è legato all'esercito. Quindi ci troviamo nelle condizioni di assumere una posizione ferma. Purtroppo lo sport ha perso in questa situazione la sua capacita' di essere diplomazia. Gli auspici sono che la guerra finisca e siano deposte le armi".



