L'ex Sarri bestia nera del Maradona, due vittorie in sei mesi
Come da copione, il tecnico toscano ripete la gara della scorsa primavera e incarta la sua ex squadra
Nel quartiere di Fuorigrotta, praticamente adiacente alla sua Bagnoli natale, Maurizio Sarri si è tolto varie soddisfazioni negli ultimi anni. A cominciare da un Napoli-Empoli finito 2-2 nel dicembre 2014, quando contro la squadra allora allenata da Rafa Benitez diede una lezione di come occupare gli spazi e gestire la palla. Poi, i tre anni alla guida del Napoli nei quali fece sgranare gli occhi persino a Pep Guardiola, il massimo degli esteti del calcio mondiale.
Ieri sera, tuttavia, l'ex allenatore azzurro è tornato a realizzare un capolavoro tattico in quello stadio che oggi si chiama Diego Armando Maradona, vincendo per la seconda volta in sei mesi precisi. Sempre per un gol di scarto, e ripetendo una partita nella quale la sua preparazione tattica è stata decisiva.
Accortezza
Sceso in campo con il suo solito 4-3-3, che in fase difensiva è praticamente un 4-5-1, Sarri ha trasformato la forza d'urto di un Napoli arrembante nei primi 20 minuti in forza cinetica per i suoi uomini, che di rimbalzo poi hanno trovato le misure e gli spazi adeguati per i contropiedi, concedendo pochissimo alle folate di Kvaratskhelia e quasi nessuno spazio in profondità per Osimhen.
Il gol di Luis Alberto, un colpo di genio, frutto anche di un pessimo piazzamento della difesa napoletana, era il segnale che la Lazio aveva capito come giocare. E, infatti, anche dopo il pari di Zielinski, suo pupillo a Empoli e a Napoli, Sarri ha dimostrato di non perdere il timone. Le geometrie del trequartista spagnolo e le cavalcate di un Felipe Anderson che anch'egli a Fuorigrotta è spesso ispirato, hanno fatto il resto, confezionando insieme il gol decisivo di Kamada. Un gol che veniva fuori da un perfetto posizionamento difensivo e da un contropiede da manuale.
Dominio
La vittoria dei romani, meritatissima, è arrivata dopo un secondo tempo nel quale in campo hanno tenuto il controllo del gioco nonostante il Napoli sembrasse più arrembante. Ma erano tutte illusioni, mentre le magie di Luis Alberto erano più che reali. Il vero stregone, però, è stato Sarri, che memore di quanto di buono fatto il 3 marzo scorso ha saputo imbrigliare la sua ex squadra e di conseguenza ha impostato un automatismo efficacissimo nel ripartire con criterio.
Tecnica, qualità nel palleggio e anche nel rintuzzare gli attacchi avversari. Con queste tre armi la Lazio ha sbancato il Maradona, in quel ricorso storico che vede Sarri espugnare nuovamente quello che un tempo è stato il suo dolce tempio, dove impartiva lezioni di calcio. Ieri sera sarà stato meno virtuoso di sette anni fa, ma ha portato a casa la prima vittoria del campionato dando prova di una grande solidità mentale in casa dei campioni d'Italia.



