Mondiale: ecco la "Francia" che può eliminare la Francia ai quarti di finale
La minaccia più grande per la Francia in questo Mondiale potrebbe essere, in parte, la stessa Francia. Avversario nei quarti di finale, il Marocco arriva alla sfida portando con sé l’influenza del paese che esporta più calciatori nel calcio mondiale.
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Non solo per lo stile di gioco, caratterizzato da organizzazione tattica, intensità e disciplina senza palla, ma anche per l’origine di buona parte dei suoi protagonisti.
Se i Bleus dovessero essere eliminati, cadrebbero contro una squadra che ha imparato molto dal calcio francese e che, in diversi momenti, sembra una sua estensione, anche se la differenza si sta riducendo sempre di più grazie alla formazione di talenti che anche il paese africano ha iniziato a sviluppare internamente.
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La presenza francese inizia già in campo. L’esperto centrale del Fulham Issa Diop, nato a Tolosa, è uno dei leader della difesa marocchina.
A centrocampo, Ayyoub Bouaddi, nato a Senlis e cresciuto nel Lille, è diventato una delle rivelazioni di questo Mondiale grazie alla sua capacità di gestire il ritmo della squadra, così come Neil El Aynaoui, della Roma, centrocampista di sinistra.
In attacco, Yassine Gessime, nato a Lione e cresciuto calcisticamente in Francia, aggiunge velocità e profondità sulle fasce, ma finora è stato utilizzato come subentrato.
Tutti sono nati in Francia, sono passati dal sistema di formazione locale e avrebbero potuto, in qualche momento della carriera, sognare la nazionale francese prima di scegliere di rappresentare il paese d’origine delle loro famiglie.
Giocatori del Marocco nati in Francia
• Issa Diop: Tolosa
• Ayyoub Bouaddi: Senlis
• Neil El Aynaoui: Nancy
• Samir El Mourabet: Strasburgo
• Yassine Gessime: Lione
• Redouane Halhal: Montpellier
Diaspora
Ma il Marocco va ben oltre l’influenza francese. La rosa è il ritratto della diaspora marocchina sparsa per l’Europa e il resto del mondo. Bono è canadese, e Achraf Hakimi, Brahim Díaz e Saibari sono spagnoli.
Ci sono anche giocatori nati in Belgio, come Bilal El Khannouss e Anass Zaroury e nei Paesi Bassi, come Sofyan Amrabat, Noussair Mazraoui e Zakaria Aboukhlal, oltre ad atleti cresciuti in centri di formazione europei, anche se nati in Marocco.
In questo Mondiale, la maggior parte dei convocati è nata fuori dal paese africano, risultato di una strategia avviata oltre dieci anni fa per avvicinare i talenti della diaspora alla nazionale.
Questo mosaico di influenze ha contribuito a plasmare una squadra estremamente competitiva. Il Marocco unisce la disciplina tattica e l’intensità tipiche delle scuole europee con l’identità e la competitività che hanno segnato la sua recente ascesa nel calcio internazionale.
Il risultato è una nazionale capace di difendere compatta quando serve, pressare in momenti specifici e attaccare con velocità sulle fasce, caratteristiche che ricordano, sotto molti aspetti, la stessa Francia.
Cambiamento nella formazione
Il legame tra i due paesi è antico. La Francia continua a essere il principale fornitore di calciatori per le nazionali di tutto il mondo. In questo Mondiale, quasi un centinaio di atleti nati in territorio francese partecipano al torneo, ma solo una parte indossa la maglia dei Bleus.
Gli altri rappresentano diversi paesi, soprattutto africani, riflesso della forza delle comunità di immigrati e di uno dei sistemi di formazione calcistica più efficienti al mondo.
Il Marocco sta cercando di ridurre il divario nella formazione dei talenti, con la creazione di un centro specifico nel paese che sta già dando i suoi frutti. Azzedine Ounahi ne è un esempio.
In questo modo, il duello tra Francia e Marocco va ben oltre un semplice confronto dei quarti di finale. Da una parte c’è la potenza che da decenni detta tendenze nella formazione dei calciatori. Dall’altra, una nazionale che ha saputo trasformare quella stessa scuola in vantaggio competitivo, riunendo talenti cresciuti in diversi paesi europei, soprattutto in Francia.
Se dovesse andare avanti, il Marocco dimostrerà che, a volte, la minaccia più grande per la Francia nasce proprio dall’influenza che il calcio francese ha diffuso nel mondo.



