Mondiali, il centrocampo, pilastro di una Croazia sempre propositiva e mai doma
La nazionale di Dalic ha la sua forza nella mediana composta da capitan Modric, Brozovic e Kovacic
Senza scomodare eccessivamente statistiche o percentuali di possesso palla o di passaggi, viene quasi naturale riscontrare nel centrocampo della Croazia la garanzia più solida per la struttura di una squadra del Mondiale. Il triumvirato composto da Luka Modric, Marcelo Brozovic e Mateo Kovacic è una garanzia di autorità e palleggio, con ognuno degli interpreti ad avere la propria funzione per far sì che il triangolo di generazione del gioco funzioni alla perfezione.
Nella partita contro il Brasile, vinta poi ai calci di rigore, si è vista per l'ennesima volta la calma dei mediani balcanici, che hanno deciso di palleggiare ogni volta che potevano, senza mai sprecare il pallone. Il tutto contro i maestri delle danze con il pallone tra i piedi. Ma nei Balcani le danze sono diverse: meno allegre e più cadenzate, sicuramente più caste. E quindi il basso profilo imposto da capitan Modric, uno che di lusso gioca solo quando usa l'esterno, risorsa primordiale più che un preziosismo, risulta essere l'arma vincente di una Croazia che non si arrende mai e prende energia da questo triangolo vibrante.
Con Brozovic a dirigere il traffico, Modric e Kovacic si dividono i compiti di associarsi con i compagni che li accompagnano sulle fasce, per poi cercare di accentrarsi per aumentare la densità nella zona calda e compattare il gruppo attraverso lo smistamento del pallone. La grande dote dei tre pretoriani di Zlatko Dalic, tuttavia, è quella di saper giocare in entrambe le fasi, quella attiva e quella passiva. Un compendio di abilità nel palleggio, visione di gioco e posizionamento permette loro di creare un centro nevralgico continuamente pulsante di dinamismo e di idee.
Va da sé, comunque, che alla base dei meccanismi c'è l'ispirazione sempre verde di Modric, che a 37 anni continua a correre come quando ne aveva 20 ed è in grado di competere con qualsiasi dirimpettaio. Leader deciso ma umile nell'accettare anche la sostituzione, il numero 10 ha commosso tutti per la sua abnegazione, più propria di un gregario che di un campione. Ma, del resto, i croati sono così. Forgiati dalla guerra, obbligati a cercare sempre il miglior modo per sopravvivere, adesso sono di nuovo tra le migliori quattro del mondo contro paesi dalla popolazione infinitamente più estesa della loro.



