Mondiali, l'ultimo spettacolo di Messi, capitano mai così decisivo in un Mondiale
Il numero 10 dell'Argentina è andato in crescendo in questo torneo, segnando i suoi primi gol nella fase a eliminazione diretta e prendendo sempre più in mano la squadra.
Persino il solista più virtuoso e dotato ha bisogno di un accompagnamento ritmico di qualità. Perché la qualità dell'assolo ottiene il suo effetto totale soltanto se attorniata da percussioni e suoni caldi che ne rendano funzionale l'impatto. La versione attuale di Lionel Messi nella nazionale argentina è quella più matura di tutte, proprio come quel musicista capace di dare la melodia principale ma bisognoso di un sostegno adeguato per rapire del tutto il pubblico. E se lo spartito è sempre promettente, gli arrangiamenti fanno la differenza.
Il Messi che stiamo vedendo adesso in Qatar è il migliore di sempre con la maglia dell'Argentina, una squadra nella quale ha stentato a trovare l'equilibrio che aveva nel Barcellona, dove tutti rispettavano i suoi tempi di gioco. Adesso, finalmente, qualcosa sembra essersi sbloccato.
La Coppa America vinta l'anno scorso è stato il preludio del gran concerto, l'esibizione dell'artista più eclettico in assoluto del pallone che al Mondiale è in netto crescendo. La climax con la quale il rosarino sta aumentando i giri del rendimento è vertiginosa, elettrizzante, e se già contro l'Australia aveva dato l'impressione di poter risolvere la partita da solo, contro l'Olanda ha tirato fuori dal coniglio un assist impensabile per il gol del vantaggio di Nahuel Molina. Il gol su rigore e la conferma dal dischetto nella serie decisiva, che è valsa l'accesso alla semifinale, hanno confermato il suo stato di grazia a livello mentale.
Per vincere il Mondiale, infatti, serve lucidità, quella che Messi raramente ha dimostrato di avere in un torneo iridato con l'Albiceleste. Il suo miglior percorso, finora, era stato quello del 2014, nel quale però non solo non registrò alcun acuto dagli ottavi in poi ma si era nascosto con il passare del tempo. Adesso, il processo è totalmente inverso. Più timido e compassato all'inizio, Messi si è scrollato di dosso la paura e ha iniziato a sciorinare il suo calcio totale in ogni momento.
Ormai stabilmente tra la linea della mediana e quella degli attaccanti, nella sua prima stagione da numero 10 anche al Paris Saint Germain il capitano della Selección si sente più lanciato che mai verso quell'unico trofeo che gli manca. Quello che brama più di ogni altro.
L'impressione che si ha nell'ambiente è che stiamo per assistere al suo ultimo grande spettacolo, che lui si augura di poter dividere tra semifinale e finale, per riuscire ad arrivare finalmente a quel Santo Graal ormai diventato ossessione. Per poter, finalmente, bere dalla stessa coppa dalla quale ha bevuto il suo genio ispiratore, quel Diego Armando Maradona che ne sta applaudendo le esibizioni dall'alto.



