Osimhen contro Hojlund, quando la rapidità istintiva sfida la progressione calcolata
I due centravanti, finalizzatori del gioco di squadra di due undici molto offensivi, differiscono in caratteristiche fisiche e tecniche, ma sono accomunati dalla velocità in campo aperto
Uno si è fatto le ossa fin da subito in una baraccopoli della periferia di Lagos, in quella caotica Nigeria la cui palestra lo ha preparato al mondo intero. L'altro è nato e cresciuto nell'ordinata e compita Copenhagen. Victor Osimhen e Rasmus Højlund saranno i protagonisti di una sfida a distanza nel contesto di uno scontro tra Napoli e Atalanta che assume i connotati della sfida più interessante del weekend di Serie A.
Lontani per quanto riguarda il luogo di provenienza, i due vengono divisi da oltre quattro anni d'età, con l'africano a vantare maggiore esperienza, e da cinque centimetri d'altezza, caratteristica nella quale spicca lo scandinavo. Entrambi, però, sono chiamati a culminare il gioco corale di due realtà molto votate a un gioco offensivo. E in un modo o nell'altro sono ormai capitali per Luciano Spalletti e Gian Piero Gasperini, due fini tattici che difficilmente fanno a meno di loro. E il perché è presto detto: sia Osimhen sia Højlund sono due razzi, che una volta innescati tramite la miccia diventando imprendibili.
Il nigeriano è uno scattista dinoccolato che spesso non conosce i propri limiti e li supera proprio per una spensieratezza insita nel suo animo di ragazzo di strada che dal primo secondo di vita ha dovuto sgobbare per sopravvivere. Il danese è un leggiadro velocista che nella profondità e nella progressione fa valere la sua concezione culturale dello sforzo e dell'ordine. Il primo è indecifrabile, il secondo spacca il muro del suono.
Necessari per tenere alta la propria squadra e ormai diventati inamovibili nel ruolo di centravanti in grado sia di dialogare con i compagni sia di attaccare la profondità, Osimhen e Højlund vivono su due frequenze diverse. Il napoletano è assetato del pallone, nel senso che prova ad arpionarlo in ogni modo e cerca sempre di trarre vantaggio dalla sua sempiterna ricerca. Il bergamasco, invece, è uno stakanovista che però sa dosare le proprie energie, accendendo il bottone del turbo solo in occasioni ben precise, come nell'indimenticabile accelerazione contro la Lazio, quando corse per 80 metri lasciandosi alle spalle tutti con una falcata possente e pulita, nella quale portò perfettamente il pallone con sé e sbagliò solo al momento del tiro.
Sabato pomeriggio, nella cornice di un Maradona che sarà nuovamente pieno e potrebbe contare nuovamente sull'appoggio del tifo organizzato, nel caso in cui si trovasse un accordo tra società e ultras, i due si stringeranno la mano a inizio partita con un profondo rispetto l'uno per l'altro. Diversi fisicamente, uguali per ruolo e ambizione, i figli di Lagos e Copenhagen, due città culturalmente e socialmente agli antipodi, si guarderanno negli occhi incontrando varie somiglianze.
Non è un caso, inoltre, se sembra che il Napoli si sia interessato al danese nel caso in cui il nigeriano dovesse partite. Anche se pare che la Premier abbia già pensato di mettere le proprie avide grinfie su di loro, visto il profilo e il potenziale. Perché la capacità di fare la differenza ad altissime velocità li rende due giocatori fondamentali per il calcio moderno. La differenza tra i due, per ora, oltre all'età sono i compagni che hanno a fianco. Magari l'anno prossimo saranno entrambi oltre la Manica, dove saranno chiamati a dimostrare di poter essere due bolidi adatti anche agli esigentissimi tracciati della Premier.



