Osimhen lancia il Napoli per la volata finale: "Non abbiamo un punto debole, Spalletti genio"
L'attaccante del Napoli ha parlato di tutta la sua carriera e del suo presente in Italia.
In attesa di rientrare in campo dopo l'infortunio, Victor Osimhen (24) ha rilasciato un'intervista al mensile francese France Football. L'attaccante del Napoli ha ripercorso le tappe della sua carriera partendo dal Mondiale Under 17 disputato con la Nigeria, in cui “il primo giorno ci fecero correre tantissimo ed ero sempre tra gli ultimi, ma mi presero lo stesso e poi le cose sono cambiate”.
Il giocatore africano, rimasto orfano di madre a tre anni, è cresciuto nella povertà del quartiere Olusosun, a Lagos: “Ma sono felice di aver superato tappe così difficili, altrimenti non avrei abbandonato la scuola per inseguire il mio sogno”.
Un sogno poi si è sviluppato in Europa, in Germania al Wolfsburg dove le cose non andarono bene: “Fu traumatizzante vivere da solo, poi gli infortuni e il fatto di non rientrare più nei piani del club”. In Belgio la situazione non migliorò, per via della malaria che fece saltare l’accordo con Zulte-Waregem e Bruges. Non con lo Charleroi: “Ma ci credetti solo quando pubblicarono la mia foto sui social”.
“Grazie all’allenatore Felice Mazzu che ha creduto in me e con lui ho imparato a giocare senza palla, a pressare, a posizionarmi bene in area. Segnai 20 gol e a metà stagione c’era già una squadra italiana che mi voleva, non dico quale ma era un top club. Ma preferii restare”.
E nel 2019 eccolo a Lilla: “Galtier mi chiese subito quanti gol volevo segnare al debutto...gli dissi due. C’era un bel clima con Maignan e Ikoné. E contro il Nantes all’esordio firmai una doppietta”.
“Dopo Charleroi e Lilla, sbarcare a Napoli è come cambiare mondo - continua Osimhen: mai visti dei tifosi così che vivono per il club. L’arrivo all’aeroporto fu impressionante. Non ci credevo. Oggi posso dire che se diamo l’impressione di volare, lo dobbiamo a loro che ci trasmettono energia. Sentiamo bene l’eredità di Maradona...Ci danno amore, ci fanno capire che contiamo molto per loro. Non da poco in un mondo freddo come il nostro”.
Anche a Napoli, però, Osimhen ha dovuto smentire qualche scettico: “C’era chi diceva che non avrei segnato più di cinque gol in Serie A o che sarei finito in prestito in B. Ma le critiche non mi disturbano. Ringrazio il presidente De Laurentiis, il ds Giuntoli e mister Gattuso che hanno avuto pazienza, e creduto in me: mi dicevano di continuare a lavorare e che il mio momento sarebbe arrivato”.
Ormai Osimhen è considerato uno dei migliori attaccanti in circolazione: “Sapevo che lo sarei diventato, ma serve avere un contesto favorevole e rimanere positivi. Drogba e Lewandowski mi facevano sognare, per questo diventare il migliore non deve essere un obiettivo, ma rimanere un sogno da inseguire, in modo naturale. E a Napoli è solo l’inizio”.
Molto merito, il nigeriano lo riconosce a Luciano Spalletti: “Per me la squadra viene prima di tutto, mi piace il gioco collettivo, mi piace difendere, e con Spalletti non c’è scelta: gli attaccanti sono i primi difensori. La nostra forza è il collettivo, e non abbiamo un vero punto debole. In Serie A tutto è tattica. Il lavoro di Spalletti è incomparabile: è un genio. Quando riusciremo ad applicare il 99% delle sue idee distruggeremo l’avversario. Con Kvaratskhelia funziona in automatico: ha un immenso talento ed è un bravo ragazzo. Tutti lo adorano”.
Sull’intervento chirurgico al volto dopo l’infortunio con l’Inter: “Per due mesi non sentivo più la faccia, ma ringrazio il chirurgo e la sua equipe che hanno creato anche la maschera, durissima: ormai non ho più paura di farmi male”. L’attaccante insomma si gode il momento: “Quel che sto vivendo è incredibile. Tornerò a Lagos anche per dimostrare ai bambini che tutto è possibile e per dare loro la possibilità di credere nei sogni”.



