VIDEO | L'americano Ream: "Fino all'ultimo eravamo soddisfatti delle nostre prestazioni"
Il nazionale statunitense intervistato nell'evento che celebra il ritorno della MLS parla dell'esperienza appena vissuta e del futuro: "Sto per compiere 39 anni, quindi so che non mi resta tantissimo tempo. Continuerò a giocare".
A New York si è svolto "The Next Chapter", un evento di punta che mette in luce la visione della lega per il futuro e la ripresa della MLS.
Tra i presenti anche il nazionale statunitense, Tim Ream, reduce dalla kermesse americana: "Il Mondiale è stato il più grande evento sportivo singolo della storia. Ritrovarsi ora all'All-Star Game con tanti giocatori che hanno condiviso quell'esperienza negli Stati Uniti è qualcosa di speciale. Farlo a Charlotte lo rende ancora più bello. È un evento importante nello sport americano e non vediamo l'ora di viverlo".
Sempre sul Mondiale: "La lezione più grande è capire quanto sia difficile mantenere un rendimento elevato nel tempo. Le migliori squadre del mondo riescono a farlo partita dopo partita. Noi siamo migliorati molto sotto questo aspetto, ma non siamo ancora arrivati a quel livello".
Sul percorso delle tre selezioni ospitanti, Stati Uniti, Messico e Canada: "Onestamente non saprei. Credo che tutte e tre le nazionali siano allo stesso tempo soddisfatte e deluse. Ognuna ha vissuto un percorso diverso, ed è questo l'aspetto interessante: nessuna ha superato girone e fase a eliminazione diretta nello stesso modo. Probabilmente bisognerebbe chiedere a qualcuno esterno alle tre squadre per avere un giudizio imparziale".
Il percorso con la nazionale USA non è ancora finito per Ream, nonostante l'età: "Sto per compiere 39 anni, quindi so che non mi resta tantissimo tempo. Continuerò a giocare, ma non dipende solo da me. Ho sempre detto che non mi ritirerò dalla nazionale prima di chiudere definitivamente la mia carriera. Non perché pensi di doverci essere a tutti i costi, ma perché non voglio lasciare la nazionale prima di appendere completamente gli scarpini al chiodo".
Il Mondiale può sicuramente contribuire alla crescita del calcio negli Stati Uniti: "Può aiutare tantissimo. Ha portato grande attenzione sul calcio in questo Paese. Il movimento è costruito su basi solide: c'è un campionato di alto livello, tanti giovani, percorsi di crescita sempre più chiari e realistici. Adesso bisogna sfruttare l'entusiasmo e l'energia che il Mondiale ha generato".
Un torneo unico nel suo genere, se non altro per le emozioni: "Il calcio è fatto di emozioni, ma non bisogna mai esaltarsi troppo né abbattersi troppo. Bisogna analizzare con lucidità quello che succede. Puoi giocare bene e vincere, giocare bene e perdere oppure giocare male e portare comunque a casa il risultato: è questa la bellezza del calcio".
Poi prosegue: "Fino all'ultima partita eravamo soddisfatti delle nostre prestazioni. Poi il torneo finisce all'improvviso: vivi insieme per settimane e, da un momento all'altro, è tutto finito. È difficile elaborarlo e capire subito cosa poteva andare meglio. Alla fine, però, tutti noi abbiamo avuto il privilegio di giocare un Mondiale in casa. E non sono molte le persone che possono dire di aver vissuto un'esperienza del genere".



