Laporta e il retroscena su Lautaro: “Marotta mi disse che non era in vendita”
Il presidente blaugrana ha ammesso il tentativo per l'argentino e spiega perché il Barça si fermò. Poi l'investitura per Fabregas e la fiducia in Flick
Il Barcellona aveva valutato concretamente la possibilità di portare Lautaro Martinez in Catalogna. A confermarlo è Joan Laporta che, in un'intervista al Corriere dello Sport, ha ricostruito i contatti con l'Inter e spiegato perché l'operazione non è mai entrata realmente nel vivo.
Il presidente blaugrana ha raccontato di aver contattato direttamente Giuseppe Marotta per capire i margini della trattativa. La risposta ricevuta dal dirigente nerazzurro è stata netta: l'attaccante argentino non era sul mercato: “È un calciatore incredibile, non intendevamo lasciarcelo sfuggire. Così ho chiamato il presidente Marotta e mi ha detto che il calciatore non era in vendita”.
Una posizione che ha convinto il Barcellona a non insistere. Laporta ha infatti sottolineato anche un altro aspetto decisivo della vicenda, ossia la volontà del giocatore non sarebbe comunque stata sufficiente per cambiare lo scenario: “E poi che in qualsiasi caso non sarebbe stato il giocatore a decidere se trasferirsi o meno, perché l'Inter voleva tenerlo. Così per rispetto di Beppe, che stimo tanto, ci siamo fermati”.
Laporta e il legame con Fabregas
Nel corso dell'intervista c'è spazio anche per Cesc Fabregas, oggi allenatore del Como e futuro avversario del Barcellona in Champions League. Laporta ha parlato con grande affetto dell'ex centrocampista cresciuto nella cantera blaugrana.
“È un nostro figlio e siamo molto felici del successo che sta avendo a Como. Lo merita tutto. Non vediamo l’ora di riabbracciarlo al Camp Nou. Fabregas conosce la nostra mentalità e la visione del Barça meglio di chiunque altro. Qui è cresciuto e questa sarà sempre casa sua e poi il suo modo di intendere il calcio ci piace. Ora però abbiamo un grande tecnico come Flick. E avete visto cosa è in grado di fare”.
Il presidente catalano ha così spostato l'attenzione sul presente del Barcellona e sul lavoro dell'attuale allenatore. Il suo giudizio è chiaro: il club ha ritrovato una dimensione internazionale importante, ma senza perdere la necessità di mantenere equilibrio e concentrazione.
“Siamo tornati a far paura al mondo. Questo tecnico ci ha conquistati. Però noi, internamente, ci diciamo anche "fly down", volare basso”.



